Un editore di nicchia: parla Andrea Gessner, presidente delle Edizioni Nottetempo

Il nostro viaggio prosegue con le Edizioni Nottetempo, casa editrice fondata nel 2002 da Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi. Una veste grafica leggera e accattivante, con il logo del pastorello dormiente del presepe napoletano a raffigurare il mondo onirico della lettura, e un catalogo che alterna esordienti a nomi conosciuti della letteratura, Nottetempo ha conseguito una serie di successi editoriali, portando ai lettori italiani temi attuali e a volte scottanti. 
Intervistiamo Andrea Gessner, figlio di Roberta, presidente e direttore editoriale della casa editrice.
Andrea Gessner
Covid-19 ha cambiato il vostro lavoro?
Certamente: il largo ricorso allo smart working ha cambiato la vita di redazione: alcuni di noi si trovano meglio in questa modalità da remoto. Io, che sono pienamente novecentesco in questo, ho ancora grande preferenza per la presenza fisica e quindi a volte sono più a disagio. Lo smart working compartimenta di più le competenze personali, mentre a me piace anche meticciare le voci della redazione e coinvolgere le varie figure per capire se le mie scelte hanno una percorribilità. Viviamo in una cultura fortemente compartimentata, il che da un lato è inevitabile in una società tanto complessa quale è la nostra, ma dall’altro impedisce di alimentare una visione più ampia.
Avete avviato, durante la pandemia la collana di e-book gratuiti, “Semi”, una riflessione sull’allontanamento dalla normalità, con testi di Caffo e del collettivo Malgrado Tutto: avete individuato una tendenza di mercato destinata a proseguire?
Sicuramente abbiamo individuato un bisogno del momento, che ora ha avuto un oggettivo e ovvio riflusso. Ciò che mi pare sia mutato è la percezione dell’e-book nelle abitudini di lettura: prima era considerato un figlio di un Dio minore, noi con “Semi” abbiamo voluto conferire dignità editoriale a testi che in parte avevano già circolato (non tutti, per carità), e abbiamo potuto notare come anche presso gli autori l’e-book oggi non è più così malconsiderato. Al momento non so dire come proseguirà, ma sono convinto che ci sia stato un processo di avvicinamento che non passerà senza lasciare tracce.
Nottetempo è una piccola casa editrice con un grande passato che richiama grandi nomi dell’editoria, Einaudi e Bompiani. Per una casa editrice piccola per sopravvivere si devono azzeccare libri belli e che vendono. Descrivendo la vostra collana ammiraglia, quella di narrativa, lei ha detto che il principio che vi guida nella scelta è la leggerezza (in senso Calviniano), mi cita qualche autore?
In realtà ci siamo ispirati a Calvino quando abbiamo fondato la casa editrice, nel 2002, perché Calvino ha creato la collana dei “Centopagine” in Einaudi. All’inizio infatti pensavamo a proporre solo testi molto brevi, cosa che abbiamo immediatamente contraddetto (molto ironicamente). Oggi il tema della leggerezza cerchiamo di tenerlo presente, ma non è la nostra unica stella polare. Sicuramente nel senso che lei mi chiede posso citare Judith Schalansky, Milena Agus, Burhan Sonmez, la stessa Ginevra Bompiani di cui abbiamo pubblicato un bellissimo libro, ma io le direi anche Giulia Corsalini, Eva Baltasar, Rachel Ingalls. Per qualche motivo, non posso non citarle il nostro bravissimo autore cinese Yan Lianke, che credo Calvino avrebbe potuto amare.
Nottetempo rivolge una grande attenzione ai temi che oggi sono centrali nel dibattito pubblico, ne cito un paio: la parità tra i generi, il tema ambientale, il rapporto tra noi e la natura. Nel 2017 avete pubblicato il caso editoriale dell’anno: Ragazze elettriche di Naomi Alderman, quali temi toccava?
 Si tratta di un libro molto fortunato anche perché è arrivato poco prima che esplodesse il caso del #MeToo nel mondo, e uno dei temi del libro è proprio la sovversione dei rapporti di forza tra maschi e femmine. In questo senso è anche un romanzo incendiario, o per meglio dire, io ho sentito molto percorrermi di desideri incendiari nei confronti della violenza maschile in alcune parti del libro. Un altro dei temi cardine trattati è quello del potere: se una parte della popolazione fino ad allora esclusa dal potere ne entra in possesso, cambia il potere o cambia chi lo assume? 
Una vostra scoperta italiana, ospite della scorsa edizione del Pisa Book Festival con il suo La lettrice di Cechov è Giulia Corsalini. Avete appena pubblicato il suo ultimo libro, Kolja, una storia familiare, qual è il centro del libro?
 Per la mia sensibilità, è la ricerca di costruzione di una famiglia atipica, è un processo di consapevolezza soprattutto da parte del protagonista Marcello. Un altro centro del libro è lo sviluppo psicologico dei personaggi: la trama si dipana a partire da questo sviluppo, non è forzata da qualcosa che deve per forza accadere. Insomma, non è la trama a regnare sui personaggi, ma il contrario, e questo trovo che sia uno dei punti di forza della scrittura di Corsalini: è molto simile a quello che accade quotidianamente nelle nostre vite, dove è il processo che viviamo a far accadere le cose – escluse certe “apparizioni”, come per esempio il Covid19, che certamente non è frutto di un processo di quel tipo.
Nottetempo e il rapporto tra la nostra specie e l’ambiente. Avete pubblicato il libro di Davi Kopenawa La caduta del cielo il più famoso degli attivisti indigeni in lotta per i diritti dell’Amazzonia e dei suoi abitanti. Amitav Ghosh lo ha definito uno dei libri importanti per capire il mondo, per voi un’altra scelta che tocca un tema molto caldo e attuale, – qual è la straordinarietà di questo libro e che risposta avete avuto dai lettori?
Non posso che essere totalmente d’accordo con Ghosh: questo libro è straordinario in sé e contiene tante straordinarietà. Per la prima volta uno sciamano e leader di una popolazione che vive nella foresta amazzonica descrive il suo mondo: non c’è un antropologo che racconta quello che ha visto, c’è la voce e l’espressione culturale di una popolazione completamente altra da noi.
C’è una cosmogonia diversa, un’autobiografia. E c’è un altro aspetto davvero unico: una specie di studio controantropologico su come siamo noi visti da altri occhi. Non è difficile in questo libro incontrare frasi disarmanti e sorprendenti, scritte in maniera che a noi può apparire perfino onirica, che ci possono portare a riflettere molto profondamente su come abitiamo il pianeta. 
L’incontro anche personale con Davi Kopenawa è stato fondamentale nel senso letterale del termine per la vita della casa editrice in questi ultimi anni. La risposta dei lettori ci ha sorpreso anch’essa, e molto toccato: posso dirvi che quando decisi di pubblicarlo molti mi hanno visto come un pazzo nel migliore dei casi o come una persona un po’ naïve, anche a causa della mole del volume. Ma il lettorato italiano ha apprezzato e capito il libro, tanto che dopo soli sei mesi abbiamo dovuto procedere a ristamparlo. Credo di non azzardare troppo dicendo che si è trattato di un piccolo caso editoriale.  
Ancora su questo tema: la collana “Terra” di ispirazione ambientalista ha appena pubblicato Quattro capanne o della semplicità di Leonardo Caffo sul rapporto uomo-natura, la storia di quattro personaggi diversi e una fuga nella natura, qual è il messaggio?
Il messaggio di Caffo io credo sia duplice: da un lato non è la fuga dalla civiltà che risolve il problema del nostro impatto sul mondo, dall’altro la ricerca della semplicità, di un passo più leggero col quale camminare sul nostro pianeta, con tutte le difficoltà che comporta cambiare le nostre inveterate abitudini di “popolo delle merci” (come dice Kopenawa stesso) è una delle risposte che possiamo trovare all’attuale problema climatico. Il saggio di Caffo apre, ed è al contempo molto personale. Nella collana “Terra” vogliamo appunto trovare voci di pensatori occidentali che possano aiutarci a cercare una via. La notizia è che ci sono e sono molto interessanti.
Per parte paterna Lei discende da un famoso naturalista svizzero che a metà del Cinquecento compilò una Historia Animalium. “Animalìa” (con l’accento sull’ultima i) è l’ultima delle vostre collane, una collana sugli animali originale nel panorama odierno, qual è la sua particolarità?
 “Animalìa” è il primo tassello di un discorso più ampio all’interno della casa editrice: il tentativo di proporre pensieri che ci facciano fare un passo laterale rispetto all’antropocentrismo, che ci portino a rispettare diversamente il pianeta che ci ospita. Infatti nei libri di questa collana, che è formata da monografie, sia si parla della creatura in questione in termini naturalistici e tassonomici, sia in termini culturali, ossia facendo una specie di carotaggio su come il protagonista del libro abbia nutrito il nostro immaginario. Perché da soli non andiamo da nessuna parte. 
Complimenti per aver trovato il collegamento con Konrad Gessner, i cui disegni sono a volte presenti nelle nostre pubblicazioni!
Come sopravvive una piccola casa editrice come Nottetempo in un panorama di grandi agglomerati editoriali?
Come se vivessimo sempre un’emergenza Covid, in qualche modo. Cantando e portando la croce. Cercando contenuti appassionanti che possano “bucare”, facendo molto scouting. E divertendosi quindi anche moltissimo, perché fare libri e parlarne è un mestiere bellissimo e un grande privilegio. 
Infine, senza timore di fare ingiustizie, mi cita uno (o più) libri da non perdere?
Ingiustizia totale! Facendomi una violenza fisica, ne cito due di narrativa, con la speranza che i lettori trovino da sé le piste della saggistica. Non perdetevi Kolja. Una storia familiare di Giulia Corsalini e L’inventario di alcune cose perdute di Judith Schalansky. Sono due libri del 2020, così posso parzialmente giustificare questa ingiustizia con gli altri autori. Ma il mio consiglio è di scoprire il nostro catalogo che, come mi diceva Ginevra Bompiani, è pieno di bestseller che aspettano solo di diventarlo.
 
Ringraziamo Andrea Gessner e vi diamo appuntamento alla prossima tappa.
 
A cura di Giulietta Bracci Torsi
© Pisa Book Festival – Riproduzione riservata
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