Dalla Romania. Da quella zona di confine incerto a cui nessuno sa dare una denominazione esatta: Europa dell’Est, Europa Centrale, Balcani, Levante, Mitteleuropa – dipende dal momento in cui si parla, dallo stato d’animo di chi sceglie il vocabolo, dalle necessità ideologiche o culturali, da come si ritaglia ogni volta la mappa dell’Europa. Ma queste sono etichette.
L’identità è al centro dell’Età dei giochi, romanzo con cui Claudiu Florian ha vinto nel 2016 il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura, ora edito da Voland. Ecco, dunque, un altro romanzo in cui l’individuo fa i conti con la storia, e che ha come protagonista un bambino della multietnica Transilvania. Ambientata nella Romania degli anni Settanta, la storia ingloba luoghi e tempi diversi, esplorando il delicato rapporto tra la ricerca delle proprie origini e il peso dei pregiudizi nei contesti multiculturali.
Eugen Uricaru, propone con Vladia (Besa) – il cui titolo indica un cosmo immaginario – un’utopia fantastica in cui i personaggi sperimentano nel regime della finzione le conseguenze della libertà assoluta e di una felicità che non tarda a rivelarsi illusoria. Il romanzo si costruisce sul confronto tra storia e utopia, tema ripreso in altre opere narrative di Uricaru.