Ottobre, 2022

01Ott18:0019:00Mikhail Shishkin. Punto di fugaEvento a cura di 21lettere18:00 - 19:00 Lungarno Ranieri Simonelli, 16

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Mikhail Shishkin è nato a Mosca nel 1961, da metà degli anni ’90 vive a Zurigo dove lavora come insegnante e traduttore per i rifugiati. Nel 1993 pubblica il suo primo romanzo Zapiski Larionova (Le reminiscenze di Larionov) che gli vale il premio per il miglior debutto dell’anno. Trova la fama nel 1999 con la pubblicazione di Vzyatie Izmaila (La presa di Izmail) che gli vale il Russian Book Prize. Nel 2005 pubblica il capolavoro Venerin volos (Capelvenere) premiato con il National Bestseller Prize e nel 2008 con il premio Grinzane-Cavour. Nel 2010 diventa il primo e tutt’ora unico scrittore a vincere i tre più importanti premi letterari russi con il Big Book Prize assegnato a Pis’ Movnik (Punto di Fuga). È considerato uno degli autori più importanti della letteratura russa contemporanea. Si oppone dichiaratamente al governo di Putin, nel 2013 ha rifiutato di rappresentare la Russia al Book Expo negli Stati Uniti. Da anni impegnato nella promozione della cultura e della letteratura russa, Shishkin pubblica articoli su The New York Times, The Wall Street Journal, The Guardian, Le Monde, The Independent, e altri importanti quotidiani.

Al Pisa Book Festival presenta Punto di fuga (21lettere),  un romanzo epistolare che raccoglie le lettere che due giovani innamorati russi separati dalla guerra si scambiano negli anni.

 Volodya (o Vovka o Volodenka) è un aspirante scrittore, ossessionato dall’idea della morte e spinto dalla voglia di “sentire la vita” si arruola volontario nella guerra dei Boxer dei primi del ‘900. Sashka (o Sasha o Sashenka) la sua amata, affronta invece le aspettative di una giovane donna nella monotona provincia russa. Le lettere che si scambiano raccontano di un amore potente, ingenuo e travolgente allo stesso tempo. Scambio dopo scambio entriamo nelle vite e nelle relazioni dei due personaggi. Ne ricostruiamo la storia familiare, i rapporti, ne ascoltiamo i pensieri. Così, lei racconta come si senta inadeguata a “giocare a fare la madre” e senta di avere un doppio, una gemella più audace e meschina che le si oppone; mentre lui ricorda la noia tra una battaglia e l’altra e riflette sull’infinita ciclicità della guerra e sull’universalità della morte. 

A cura di

21lettere

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