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Autore: Redazione
Data: 20/12/2011

Il Pisa Book Festival regala un libro a tutti i bimbi nati nel mese di ottobre
Festa di Natale col libro al Royal Victoria Hotel mercoledì 21 dicembre ore 17,30. Sarà il Sindaco di Pisa Marco Filippeschi a consegnare ai bambini nati nel mese di ottobre 2011 il libro dono del Pisa Book Festival. La festa di Natale si svolge nella camera di Babbo Natale che il Royal Victoria Hotel ha allestito nelle sue sale e i neonati pisani sono attesi con le loro famiglie e tutti quanti vorranno partecipare.
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"Nato col libro" è la nuova iniziativa che il Pisa Book Festival ha lanciato da quest'anno. «Regalando un libro a tutti i bambini nati a Pisa nel mese di ottobre 2011 - ha detto la direttrice del PBF Lucia Della Porta - vogliamo sensibilizzare le famiglie sull'importanza della lettura ad alta voce ai bambini fin dai primi mesi di vita e in questo abbiamo trovato un alleato formidabile nel Sindaco di Pisa, convinto che leggere insieme, oltre a costituire una piacevole modalità per rafforzare la relazione tra genitori e figli, favorisca lo sviluppo psicofisico dei bambini, crei l'abitudine all'ascolto, faciliti lo sviluppo del linguaggio, stimoli la fantasia e l'immaginazione. Grazie alla collaborazione con il Royal Victoria Hotel, la cerimonia di consegna è diventata così una festa natalizia e l'occasione di auguri da parte del Sindaco a tutti i bambini della città di Pisa».
Tre esperti di letteratura dell'infanzia, Roberto Denti, Esther Grandesso e Teresa Porcella, hanno aiutato il Sindaco Marco Filippeschi a individuare il libro da regalare tra quelli proposti dalle case editrici presenti nella sezione Junior del Pisa Book Festival. La scelta è caduta su Federico di Leo Lionni, pubblicato da Babalibri. Secondo la giuria, l'alta qualità grafica e il perfetto equilibrio tra testo e immagine fanno di questo libro un piccolo capolavoro, capace di coinvolgere ed emozionare adulti e bambini. La favola sapientemente raccontata e illustrata da Leo Linoni in Federico insegna che la vita ha bisogno di poesia e di poeti. Mentre i topi di campagna raccolgono grano, noci, fieno e bacche, Federico raccoglie raggi di sole, colori e parole. E quando arriveranno l'inverno e il gelo rendendo triste la vita nella tana, la voce magica di Federico riscalderà il corpo e la mente dei suoi amici topolini.
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Autore: Silvia Della Porta
Data: 21/11/2011

Pisa 1951-Pisa 2011. Una recensione al libro di Dominique Fernandez
Dominique Fernandez, accademico di Francia, premiato Goncourt, uno dei più affermati scrittori francesi, diplomato alla Scuola Normale Superiore di Parigi con una tesi in italiano, scrive questo libro dedicato alla città di Pisa che è uscito proprio quest'anno che la Francia è stata paese ospite d'onore al pbf.
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Un parigino a Pisa, dunque, nel lontano 1951 che arriva per studiare alla Scuola Normale di Pisa. La guerra è finita da pochi anni quando i due studenti protagonisti, Octave e Robert, giungono nella nostra città. Cosa vedono, e come vedono l'Italia di allora? Fernandez usa diversi aggettivi: arcaica, pittoresca... i due ragazzi arrivano con i pregiudizi sentiti in famiglia, la solita Italia paese dell'arte si, ma anche della salsa al pomodoro che viene usata sempre e a sproposito.
Per Octave e Robert la scoperta di Pisa coincide con la scoperta dell'età adulta, Pisa 1951 è il passaggio dall'adolescenza alla maturità, i due ragazzi scoprono il sud, il Mediterraneo, trovano la libertà, lontan
o dai loro genitori e dai loro pregiudizi sull'Italia e sugli Italiani. I due francesi arrivano con la valigia pesante, pronti ad affrontare un lungo anno nella città toscana. E' bello leggere le pagine dove viene descritto il loro primo impatto con il Ponte di Mezzo, e con la Piazza dei Cavalieri. Niente è regolare in questa piazza, definita qualunque, senza nessun pregio artistico, piazza che sembra più una corte con le case intorno disposte quasi a caso. Ma Octave ama questa piazza, così come amerà Pisa, diversa da Firenze. A Pisa Octave scopre un altro ideale di bellezza, più umano e più libero, diverso da quello che Firenze rappresenta. Pisa è négligence et poésie.
Oltre la città, ci sono i personaggi di allora, c'è il direttore Olindo Bolelli, a cui Alcide De Gasperi ha affidato il fior fiore della gioventù italiana, c'è Aldo Capitini, c'è un certo Arnaldo Lussu, che ricorda l'Emilio sardo. La descrizione dell'ambiente della Scuola Normale, delle lezioni, dei personaggi è viva e interessante, dopo 60 anni sembra che Fernandez consideri ancora quell'anno trascorso a Pisa un passaggio fondamentale per la sua vita: c'è tutto, l'arte, la letteratura, e c'è anche l'amore. C'è Ivanka, una giovane e nobile ragazza di cui tutti e due i ragazzi si innamorano. Chi è questa jolie Pisane? Questa belle Italienne? Forse era al festival nascosta tra il pubblico, venuta per ritrovare il giovane Dominque, che è diventato uno dei più grandi scrittori francesi, ma che è sempre innamorato dell'Italia e di Pise.
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Autore: Giulia Viola
Data: 16/11/2011

Letteratura senza frontiere. Il vento del romanzo mondo soffia sul Pisa Book Festival: ne parlano Jean Rouaud e Michel Le Bris
Quest'anno al Pisa Book Festival soffia il vento della letteratura mondo. Il progetto, nato in Francia nel 2007, è stato portato avanti con entusiasmo e convinzione dai 44 firmatari del manifesto Pour une littérature monde en français. Ma cosa si intende per letteratura-mondo? Venerdì 21 e sabato 22 ottobre gli scrittori presenti al festival hanno provato a spiegarlo: abbattere le barriere del franco-centrismo per abbracciare una francofonia che sia scambio di trascorsi, di culture e di vite.
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Così il Premio Nobel Gao Xingjiang, cinese di nascita e francese di adozione, decide di esprimersi nella lingua del paese che lo ha accolto. Una scelta? Una necessità? Oppure un fermo desiderio di appartenenza ad una terra che non respinge ma che accogli
e senza porre condizioni, dove non esistono o
stacoli e barriere, dove non è importante il luogo di provenienza ma il percorso che si compie?
Non è necessario essere nativi di Francia per essere francesi, spiegano Jean Rouaud e Michel Le Bris al Festival. La letteratura francese chiusa nei confini nazionali non è lontana dal morire. L' unico modo per restituirle linfa vitale è dare spazio a quegli scrittori che arrivano da altri luoghi portando con sé culture, storie, lingue che altrimenti resterebbero sconosciute.
È fondamentale, ci dicono Jean Rouaud e Michel Le Bris, stabilire per i francofoni lo stesso rapporto che lega gli scrittori delle letterature post-coloniali alla Gran Bretagna: non si parla più di una zona geografica o di un confine bensì del crocevia di un globo intero.
In una società in cui l'errare è diventato uno stile di vita e Internet ha abbattuto molte frontiere, lo scrittore francofono non può più essere vincolato da etichette sociali che collocano il suo libro su uno scaffale piuttosto che su un altro. Il Goncourt, il Renaudot, il Fémina devono essere un' opportunità per tutti.
Il romanzo francese è oggi alle prese con una nuova sfida: rappresentare le spectacle du monde entier nel suo instancabile movimento. Questo l'obiettivo del manifesto: una letteratura francese che vada sempre avanti, mai indietro, che si apra a nuove storie, si arricchisca, evolva in una costellazione di scrittori, piccoli tasselli di un puzzle infinito.
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Autore: Silvia Della Porta
Data: 30/05/2011

Piazza Repubblica Libri di Cagliari e Centostorie di Roma sono le migliori librerie indipendenti del 2011
Quest'anno non è stato facile per la giuria del il Premio Montescudaio scegliere fra le numerose candidature, tutte di alta qualità. Alla fine la scelta è caduta sulla libreria Piazza Repubblica Libri di Cagliari per la sezione generalista, mentre per la sezione ragazzi è stata selezionata la libreria Centostorie di Roma. Patrizio Zurru, di Piazza Repubblica Libri, è un libraio molto creativo, oltre che un bravo manager, che, negli anni, ha saputo costruire insieme alla moglie Daniela, una solida impresa culturale. Nella sua libreria è facile trovare scrittori che fanno i librai per un giorno, e danno consigli sui libri da leggere, oltre i loro, naturalmente! E danno una mano anche i lettori, che si divertono a scoprire come è divertente il mestiere di venditore di libri, quando è fatto con passione. Una libreria un po' speciale, che affianca al lavoro tradizionale, quello di agenzia letteraria, Kalima, che annovera tra i suoi scrittori, firme del calibro di Michela Murgia.Insomma un libraio che ha un grandissimo fiuto per i talenti, un libraio doc, come il vino di Montescudaio!
Anche le giovani e simpatiche libraie di Centostorie possono adesso vantare il marchio .doc del Premio Montescudaio! Aurora, Antonella e Stella hanno sperimentato diverse iniziative per animare lo spazio libreria, dove si possono anche organizzare feste di compleanno, o lasciare i bambini per qualche ora il pomeriggio.Inoltre le ragazze stanno realizzando un modello di rete di librerie, molto agile, e di cui parleranno al Pisa Book Festival di ottobre. La premiazione sarà un momento importante, ma anche interessante, assicura Bea Marin, una delle maggiori esperte del mondo delle librerie in Italia che siede nella giuria del premio: i librai premiati metteranno le loro esperienze e proposte a disposizione della comunità in un convegno sul futuro delle librerie indipendenti che si terrà il 23 ottobre durante il festival.
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Autore: Silvia Della Porta
Data: 27/05/2011

Carne Macinata per l'Universo: il Risorgimento raccontato da Maurizio Maggiani alla Biblioteca Universitaria di Pisa venerdì 27 maggio ore 17
Venerdì 27 maggio alle ore 17 nella Sala Storica della Biblioteca Universitaria di Pisa in via Curtatone e Montanara, si conclude il ciclo di incontri sulla storia che il PBF ha organizzato questa primavera: sulla scena Mauriizo Maggiani e le sue storie risorgimentali.
Da qualche tempo Maurizio Maggiani va in giro a raccontare storie, e lo fa, come dice lui, perchè ha qualcosa da dire, perchè sente l'urgenza di ricordare la memoria di quegli uomini e di quelle donne che hanno fatto l'Italia. Storie risorgimentali, dunque, che attirano un pubblico numeroso e attento alle parole mai banali dello scrittore. Non sarà una conferenza, quella di venerdì, non aspettattevi un presentatore che con parole altisonanti vi confonda le idee sul tema dell'incontro. Sarà un racconto, semplice e diretto di quando l'Italia veniva descritta sulle pagine del Times come il più grande teatro della storia.
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Autore: Redazione
Data: 24/10/2010

Pinocchio e Pisa & Firenze diventano multimediali alla Biblioteca dei Ragazzi di Pisa
Dopo la conclusione di questa edizione del Pisa Book Festival, tutti gli interessati potranno trovare presso la Biblioteca dei Ragazzi di Pisa un'edizione di Pinocchio in braille, con immagini a rilievo, e la Guida che racconta ai bambini i monumenti di Pisa e Firenze con due CD letti dai volontari di Libro Parlato dell'Unione Ciechi di Firenze. Anche la guida offre, come il volume Pinocchio, immagini percepibili con tatto, immagini non da guardare ma da toccare. Il piccolo apparato iconografico della guida è stato predisposto in parte dalla Stamperia Braille della Regione Toscana e in parte dai volontari della VIVAT, l'associazione che da ormai 20 anni realizza percorsi e visite guidate tattili in alcuni musei fiorentini a favore di non vedenti e di ipovedenti.
Nel cofanetto che contiene i CD e le tavole tattili si trova anche un album di attività per i bambini, che possono ritagliare, colorare e trasformare. Una copia in formato Pdf di questo album si troverà sul sito della Biblioteca dei Ragazzi di Pisa.Gli insegnanti potranno richiedere il cofanetto in prestito e scaricare l'album per stamparlo in formato A3 per i bambini ipovedenti e in formato A4 per il resto della classe. Domenica 24 ottobre il cofanetto è stato ufficialmente regalato alla biblioteca da Claudio Rosati, responsabile musei e attività culturali della Regione Toscana.Il prezioso dono, frutto della collaborazione della Vivat con Edumusei e con l'Opera della Primaziale Pisana è stato affidato nelle mani dell'assessore Silvia Panichi. Oltre a Claudio Rosati, alla presentazione della guida, hanno partecipato Giovanni Padroni e Marco Mariotti, in rappresentanza dell'Opera della Primaziale Pisana, Cecilia Trinci, responsabile della Stamperia Braille, Paolo Recce, presidente UICI di Pisa, Fabrizio Berrugi, della Biblioteca dei Ragazzi di Pisa e Alberto Ceccherini, della UICI di Firenze e socio VIVAT. Ha coordinato l'incontro Lilia Fazzini, presidente della VIVAT.
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Autore: Livia Renzoni e Alessandra Sponchia
Data: 23/10/2010

Livia Renzoni e Alessandra Sponchia intervistano Chiara Marmugi, la traduttrice della saga Twilight
Al Pisa Book Junior, due giovani lettrici, Livia Renzoni e Alessandra Sponchia, hanno incontrato Chiara Marmugi, la traduttrice della saga Twilight e l’hanno intervistata.
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Livia & Ale: Da quanto tempo traduci libri per ragazzi? Ti piace o preferiresti un altro genere di letteratura?
Chiara Marmugi: Traduco letteratura per ragazzi da quando traduco letteratura, ovvero dal 2006. So che può sembrare strano, ma il mio primo libro è stata una co-traduzione, proprio per "Eclipse". Il mio collega e caro amico Luca Fusari aveva tradotto molto in sordina i primi due titoli della saga, quando ancora non erano considerata "la" saga per antonomasia, quindi con tutta la calma e la tranquillità che una traduzione richiede. Quando però si è arrivati a pubblicare "Eclipse" i tempi di lavorazione si sono ristretti di parecchio, perché i lettori avevano sete di leggerlo il prima possibile. E' stato subito chiaro che un traduttore da solo non sarebbe riuscito a tradurre 600 cartelle in meno di due mesi, e quindi Luca ha chiesto aiuto a me a un'altra collega. Da lì poi è iniziata la collaborazione con Fazi che mi ha portato a co-tradurre (sempre per gli stessi motivi) anche il diario della regista di "Twilight" e "La breve seconda vita di Bree Tanner", ma non solo. Ho lavorato ad altri testi sempre a tema fantasy (la saga di Sookie Stackhouse e proprio adesso una nuova serie dedicata a Chloe Saunders, una ragazzina con poteri paranormali) e a un bellissimo romanzo per ragazze, "Lonely Hearts Club", che parla di amicizia, amore e soprattutto di canzoni dei Beatles (una mia passione).
Nel corso di questi quattro-cinque anni ho tradotto anche altro, ovvero testi di saggistica e qualche romanzo pensato per un altro tipo di pubblico. Per noi traduttori è abbastanza normale spaziare da un genere all'altro, non ci annoiamo mai, ma devo dire che a me diverte proprio tradurre per voi ragazzi!
L&A: Quanto tempo ci hai messo per tradurre un libro di Twilight?
CM: Come vi dicevo, non è semplice quantificare, visto che ci lavoriamo in più persone. I testi a più mani in genere vengono divisi fra tre traduttori (tranne "Breaking Dawn" che fu spezzettato in cinque parti perché davvero molto lungo), ognuno di noi ha a disposizione poco più di un mese per tradurre circa un centinaio di cartelle. Poi Luca Fusari rivede le parti degli altri due colleghi e rimette a posto la propria alla luce degli altri passaggi e infine tutto il testo passa sotto la lente di ingrandimento del revisore interno alla casa editrice. In tutto, lavorando in parallelo, impieghiamo due mesi circa, ma se il lavoro dovesse essere fatto da una persona sola ci vorrebbe circa il triplo del tempo.
L&A: Qual è il personaggio a cui sei rimasta più legata?
CM: Mio nonno materno mi raccontava sempre che nella nostra famiglia siamo lupi mannari, nelle notti di plenilunio mi portava sul tetto a ululare alla luna, quindi è stato facile affezionarsi fin da subito a Jacob Black...
L&A: Qual è il libro della saga che preferisci?
CM: Da lettrice senza dubbio preferisco "Twilight", è quello a mio avviso più avvincente. Inoltre adoro i libri con finale aperto, quelli in cui ognuno può e deve immaginare da solo cosa succederà. Però vi confesso che spero proprio che Stephenie Meyer si decida a terminare anche "Midnight Sun", così finalmente conosceremo anche la versione di Edward.
L&A: Preferisci Edward o Jacob? Qual è secondo te più adatto a Belle?
CM: Mi sa che ho già risposto... E ti confesso che noi traduttori fin dall'inizio facevamo tutti il tifo per Jacob, perché ci sembrava più vero, più simile a un ragazzo in carne e ossa. Soprattutto carne! A me di Edward dà un po' fastidio quell'eterno tentennamento, quell'indecisione di fondo, mentre Jacob mi è apparso da subito più maturo e soprattutto più istintivo, molto più simile a me (e non solo in virtù della mia storia familiare!). Però è indubbio che Edward è più adatto a Bella, il loro è un amore vero e profondo, che riesce a superare molte vicissitudini, l'amore romantico che da ragazzine abbiamo sognato un po' tutte.
L&A: Hai visto il film tratto dal tuo libro? Ti è piaciuto? Come ti sei sentita quando parlano i personaggi con le tue parole?
CM: Per ora l'unico romanzo cui ho lavorato che è stato trasposto su pellicola è Eclipse e sono rimasta stupita perché molti dei dialoghi sono stati ripresi pari pari dal libro. E' stato davvero incredibile vedere le nostre parole prendere vita in bocca ai personaggi, magari proprio quella frase su cui avevamo trascorso un mezzo pomeriggio perché non suonava così bene in italiano... Sì, è stata davvero una bella emozione!
L&A: Secondo te come si spiega il successo che hanno avuto i vampiri?
CM: Il tema del vampiro è un tema antico, legato da sempre alla cultura umana ancor prima di fare il suo ingresso nella letteratura. Addirittura già gli Egiziani, i Greci e i Romani credevano nell'esistenza di creature succhiasangue. In letteratura poi il vampiro è sempre stato una figura affascinante, che non sconfigge ma seduce la propria vittima. Incarna l'attrattiva della bellezza unita alla mostruosità, bellezza che conduce alla morte ma che in un certo senso la morte la sconfigge pure... Sto divagando un po' troppo, lo riconosco! Direi che il vampiro attrae la nostra fantasia come il tema eterno di Eros e Thanatos, Amore e Morte, anche se nel caso dei 'nostri' vampiri di Twilight il baricentro è molto più spostato verso l'amore. Un amore contrastato da forze esterne, perciò più bello e intenso del solito, una storia alla Giulietta e Romeo ma con il lieto fine... Se è possibile considerare lieto il finale di "Breaking Dawn"!
L&A: Tifi i vampiri o i licantropi?
CM: Anche se riconosco ai vampiri il loro fascino, be', insomma, auuuuuuuuhhhhhhh....
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Autore: Valeria Tocco
Data: 12/05/2010

Inizia a Pisa il tour in Italia dello scrittore angolano Pepetela. Intervista a cura di Valeria Tocco
Sotto l'egida della Cattedra E.Lourenco dell'Istituto Camoes presso l'Università di Bologna, in collaborazione con la cattedra A.de Quental dell'Istituto Camoes presso l'Università di Pisa, lo scrittore angolano è stato eccezionalmente a Pisa per la presentazione della traduzione italiana di due dei suoi numerosi romanzi: La generazione dell'utopia (Diabasis,2009) e Il desiderio di Kianda (Edizioni Lavoro,2010). Accanto a lui e davanti ad un pubblico folto e caloroso, tre dei massimi esperti di letterature post-coloniali: Roberto Vecchi (Università di Bologna) Valeria Tocco(Università di Pisa) e Margarida Calafate Ribeiro (Centro de Estudios Sociais di Coimbra). Il tour di uno dei più apprezzati e internazionalmente noti intellettuali dell'Angola post-coloniale prevede altre tappe a ridosso della Fiera del Libro di Torino: l'11 maggio all'Università di Bologna e il 17 maggio all'Unversità di Milano. Gli eventi clou di questo riflettore privilegiato sulla letteratura africana di espressione portoghese si realizzeranno a Torino: il dialogo Afriche in movimento. Dopo la colonia, a cui parteciperà anche Helder Machedo, che si terrà al Salone del Libro il 14 maggio(h.18.30) e l'incontro tra Pepetela e Luandino Vieira, sempre a Torino, il 15 maggio presso il Centro Piemontese di Studi Africani, (h.11). In anteprima e grazie a Valeria Tocco che ha organizzato l'evento, abbiamo così potuto conoscere a Pisa Artur Carlos Mauricio Pestana dos Santos, il combattente pieno di ideali di Mayombe e il disincantato narratore delle condizioni attuali del suo paese. Sempre e comunque ostinato a credere nella letteratura come forma di resistenza, sempre fedele al suo vecchio nome di battaglia, Pepetela.
Valeria Tocco lo ha intervistato per noi. Buona lettura!
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Escono ora in italiano, La generazione dell'utopia e Il Desiderio di Kianda. Ci può dire come sono nati questi due romanzi?
La generazione dell'utopia è nato dall'urgenza di fare un bilancio sui sogni, le azioni e i risultati della generazione a cui appartengo, ovvero quella che ha lottato per l'indipendenza del paese, che ha creduto nella possibilità di costruire uno stato nuovo e ha visto infrangersi questo sogno. Il secondo capitolo, La savana, l'avevo scritto nel 1972, quando ero responsabile dell'educazione per il MPLA (Movimento per la Liberazione dell'Angola) nell'Est dell'Angola, in piena guerra coloniale: Ho ripreso questo scritto e gli ho costruito intorno gli altri capitoli che scandiscono le tappe della realizzazione dell'indipendenza. Il primo, La casa,si svolge a Lisbona negli anni Sessanta e si impernia sulla residenza chiamata Casa dos Estudantes do Imperio, dove convivevano bianchi, neri e mulatti provenienti dalle colonie portoghesi che qui prendono coscienza della propria identità africana e della necessità d'indipendenza dal giogo del colonialismo. Non si riusciva a far la differenza fra il Portogallo e Salazar, il paese reale e l'oppressore. Gli altri due capitoli, Il Polipo e L'Impero, coprono il periodo che va dal 1975, la data dell'indipendenza, agli anni '90 e si concentrano sul grande successo raggiunto dalla mia generazione dopo 14 anni di guerra, ovvero ottenere la tanto anelata autodeterminazione. Non è stata cosa da poco. Tuttavia i risultati non sono stati quelli a cui molti aspiravano: il sogno e l'utopia sembravano ormai morti sotto le macerie della guerra civile, anche se, almeno agli inizi degli anni '90 si intravedeva uno spiraglio di pace.
Ma Il desiderio di Kianda pare voler indicare una via d'uscita.
Il desiderio di Kianda è stato scritto dopo il 1992, dopo il fallimento degli accordi previsti dalle elezioni. Constatare come l'Angola avesse perso l'occasione di instaurare quella pace eterna tanto propagandata mi ha fatto arrabbiare. E non solo me, anche Kianda, la divinità delle acque, il cui grido di rivolta è il tema del romanzo. Kianda è lo spirito delle acque della mitologia quimbundo. Dove ora sorge la piazza di Kinaxixi a Luanda, sorgeva un lago che, ancora in epoca coloniale, era stato interrato per far posto a cemento e edifici. Kianda vuole rimpossessarsi del suo spazio e fa crollare ad uno ad uno tutti i palazzi, senza alcun danno per persone e cose. In fondo ho voluto rappresentare un problema centrale della società angolana, il conflitto tra tradizione modernità. Kianda si rivolta contro l'imposizione del moderno, ma la questione vera è capire cosa vuol dire modernità per gli angolani. A titolo di curiosità, gli edifici costruiti al di sopra del lago sono ora seriamente minacciati proprio dal lago che ne ha invaso le fondamenta. Sui giornali hanno scritto che sono uno stregone perchè avevo previsto anni fa quello che sta succedendo adesso.
A proposito di tradizione e modernità, come vede l'Angola oggi?
L'Africa in generale ha un grande problema con sé stessa. Tutti i modelli politici e sociali le sono stati imposti dal di fuori, così come i contro modelli. E'stato fatto sempre tutto troppo in fretta, contando sul FMI, che alla fine ha sempre dettato le regole. Non c'è mai stato tempo per far decidere agli africani quale modello costruire per sé. Non ci siamo mai chiesti con calma in che modo vogliamo essere moderni, quale modernità va bene per L'Africa. Gli stessi concetti di democrazia o di economia sono stati applicati dall'alto, senza alcun riaggiustamento agli usi e alle necessità reali. Nel frattempo si è perso molto di ciò che caratterizzava il modo di essere africano. Si sono perse irrimediabilmente le nozioni di solidarietà, di spazio, di tempo. Ad esempio, la parola orfano in lingua mbunda non esisteva, perchè non esisteva , sociologicamente parlando, la categoria di orfano. Un bambino che perdeva i genitori era subito inglobato in un'altra famiglia della comunità che si prendeva cura di lui. oggi anche la lingua mbunda avrà adottato un forestierismo per dire orfano, poichè a causa della guerra coloniale prima e della guerra civile poi, non esistono più le condizioni che permettono di costituire una famiglia allargata e solidale all'interno della comunità. Per quel che riguarda lo spazio, chi ha deciso che agli africani piace vivere gli uni sopra gli altri, in palazzoni multipiano? Tradizionalmente si viveva gli uni accanto agli altri, in abitazioni basse con un piccolo cortile in cui c'era sempre una mandioqueira, all'ombra della quale si svolgevano tutte le attività sociali. Una bella sfida per gli architetti sarebbe progettare edifici anche a più piani, ma con terrazzi con una mandioqueira al centro. Sarebbe un buon compromesso tra tradizione e modernità
A proposito di lingua mbunda, il problema linguistico in Angola lo ha sempre preoccupato. Lo preoccupa anche oggi? Come si comportano gli scrittori nei confronti del portoghese?
L'Angola è un paese plurilingue: oggigiorno il 95%della popolazione parla portoghese, la lingua ufficiale del paese. Chi la parla meglio, chi la parla peggio, tuttavia è un bene che vi sia una lingua comune, magari di comodo, ma di tutti. Quello che è inquietante è che oggi in situazioni urbane i bambini parlano solo il portoghese e non sanno più parlare la lingua dei propri genitori. E' un bene che il portoghese si diffonda come lingua veicolare, ma non è un bene che liquidi tutte le altre lingue del paese. Come Unione degli Scrittori Angolani, abbiamo spinto molto il governo a prevedere l'insegnamento nelle scuole delle principali lingue autoctone, ma la cosa è difficile. E' difficile anche trovare insegnanti che sappiano queste lingue. E' paradossale che fino a pochi anni fa l'unico corso di kimbundo fosse tenuto alla Alliance Francaise! Ora si può studiare all'univeristà, ma non nelle altre scuole. Tutti gli scrittori angolani scrivono in portoghese. Ma il portoghese che usano non è quello standard europeo: recuperano la sintassi, la cultura, persino il lessico delle lingue d'Angola. In questo modo richiamano l'attenzione sulla ricchezza linguistica e culturale della varietà africana del portoghese. Ogni lingua porta con sè un lascito culturale molto forte, che è causa e conseguenza di peculiari relazioni sociali. Perdere una lingua significa perdere la cultura che l'ha generata e le nozioni veicolate in questa lingua. Il ruolo degli scrittori è quello di ricordare che l'Angola è un paese dalle molteplici culture e dalle numerose lingue. Ci auguriamo che chi è preposto all'educazione nazionale condivida questo punto di vista e promuova il bilinguismo, almeno regionale. L'inglese per i bambini può attendere.
Artur Carlos Mauricio Pestana dos Santos- nome di battaglia e d'arte, Pepetela- è uno degli scrittori africani di espressione portoghese più noti e tradotti, assieme a Luandino Vieira e Josè Eduardo Agualusa. Militante del MPLA partecipa alla guerra di indipendenza dal Portogallo coloniale e diventa Vice-Ministro all'Educazione dell'Angola indipendente. Abbandonata la politica attiva, diventa docente di sociologia presso l'Università Agostinho Neto di Luanda e si dedica alla letteratura. Nel 1997 è insignito del maggior premio letterario della lusofonia, il Premio Camoes. Ha al suo attivo venti titoli, tra romanzi, racconti e pièces teatrali, tradotti in varie lingue.
Valeria Tocco insegna letteratura portoghese alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell'Università di Pisa. Tiene anche il corso di Traduzione Letteraria per la lingua portoghese. I suoi interessi spaziano dall'epoca rinascimentale e barocca alla letteratura africana di lingua portoghese.
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Autore: Redazione
Data: 16/04/2010

Il coniglio torna a ruggire a Pisa con un laboratorio alla facoltà di Lingue
Enrico Valenzi e Paolo Restuccia della famosa Scuola Omero di Roma torneranno a Pisa venerdì 16 aprile per tenere un laboratorio di scrittura organizzato dalla Prof.ssa Antonietta Sanna e rivolto agli studenti del corso di Traduzione Letteraria e Saggistica della facoltà di Lingue e Letterature Straniere. Imparare a scrivere si può, anzi bisogna se si vuole diventare abili traduttori di testi letterari.Se poi è possibile farlo divertendosi, allora ben vengano due ore intense di esercizi di riscrittura per imparare a muoversi da un modo narrativo all'altro, dal noir al fantasy, dal sentimentale al giallo.Con l'esperienza maturata in più di vent'anni di insegnamento di scrittura creativa, Enrico e Paolo conoscono i modi migliori per affrontare qualsiasi testo.C'è solo il rischio che dopo il corso i futuri traduttori vogliano mettersi a scrivere in proprio e questo è già successo.
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Autore: Silvia Della Porta
Data: 22/02/2010

Crisi Economica
Ogni giorno sentiamo o leggiamo notizie sempre più nere insieme a pareri di esperti (o presunti tali) su cosa ha causato la crisi e quali sono le ricette per venirne fuori. Per chi desidera andare oltre le analisi dei giornali e i pareri degli opinionisti, non mancano sul mercato dell'editoria indipendente ottimi titoli.
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Per cominciare si potrebbe leggere Crack di Charles Morris (Elliot), che l’Economist considera il miglior libro per comprendere la situazione attuale. Com’è possibile che il disastro concentrato nel settore dei mutui, gli ormai famigerati subprime loans (prestiti concessi a chi non dava sufficienti garanzie), abbia congelato il mercato del credito, mandato in tilt le quotazioni azionarie, provocato il fallimento di numerose banche e portato il mercato internazionale sull’orlo del collasso finanziario? Charles Morris, avvocato ed ex banchiere ce lo spiega in questo libro, uscito negli Usa ad aprile 2008 e subito diventato un best seller. L’autore descrive nei minimi dettagli, con uno stile chiaro anche per i non addetti ai lavori, i motivi che hanno portato il mercato alla più grossa crisi finanziaria del credito. Partendo dalle teorie economiche degli anni Settanta, fino alla bolla speculativa del nuovo millennio, l’autore analizza come le crescenti complessità dei prodotti finanziari e lo scarso controllo da parte delle istituzioni abbiano portato la situazione al punto di rottura: trecentottanta miliardi di dollari in perdite già subite e calcolate da Bloomberg, più circa centosettanta previsti a carico di banche e finanziarie entro il 2009 secondo la stima di Meredith Whitney della Oppenheimer & Co. Questo finora il costo globale, tra contabilizzato e previsto, della crisi finanziaria del 2007-2008, crisi che sta coinvolgendo drammaticamente tutti i mercati internazionali e di cui è difficile intuire lo sviluppo futuro.
Da non perdere e’ anche La Crisi Economica Mondiale di Giulio Sapelli (Bollati Boringhieri).Lo storico dell’economia Sapelli spiega con linguaggio accessibile a tutti le ragioni che hanno portato alla crisi attuale. Crisi dovuta allo spostamento degli investimenti dalla produzione alla finanza, nonché ad un sistema di pagamento dei managers (le stock options) che legando gli stipendi al valore delle azioni dell’impresa, ha incoraggiato spericolate manovre finanz
iarie al fine di fare salire il valore delle azioni medesime. L’analisi di Sapelli e’precisa, spassionata ed altamente leggibile.. Ma il libro di Sapelli non e’ solo una storia dell’economia mondiale degli ultimi 15 anni. E’ anche una riflessione morale sull’economia attuale.
Per finire un libro che serve sia per sdrammatizzare che come manuale di consigli pratici. Giuseppe Viola ha scritto Come sopravvivere felicemente alla crisi economica (Edizioni Simple). Viola, gia’ autore di Come vivere felice con 1300 euro al mese, fa del suo meglio per insegnarci godersi la vita col poco denaro disponibile. Il segreto? un diverso e più interessante approccio alle spese importanti. Un libro leggero (130 pagine che si leggono alla svelta) e divertente, ma che contiene molte dritte che potranno farvi comodo.
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Autore: Luca Murphy
Data: 19/09/2009

Lo Strand Bookstore di New York augura buona fortuna al PBF!
Luca Murphy è stato a New York nei giorni scorsi e ha intervistato per noi Nancy Bass dello Strand Book Store, la libreria indipendente più famosa della città. Ne è nata una simpatica conversazione che vi riportiamo qui sotto tradotta. Nell'intervista troverete, oltre a divertenti curiosità dalla Grande Mela, capitale dell'editoria, i preziosissimi consigli che Nancy rivolge agli editori indipendenti e ai librai.
Luca ovviamente non si è lasciato sfuggire l'occasione per parlare del nostro festival e chissà.. magari il prossimo anno Nancy sarà dei nostri.
Enjoy your reading!
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Pensi che la vostra clientela sia cambiata in questi ultimi anni?
Da quando il dollaro è così debole il numero di clienti europei è aumentato e i nostri libri, anche quelli di un certo valore, sono diventati molto più accessibili. Da noi vengono turisti da tutto il mondo, non soltanto dall'Europa. E visto che molte librerie indipendenti sono fallite i nostri libri hanno acquisito più valore, perché non sono molti i negozi ad avere una scelta così ampia, a potersi permettere prezzi così competitivi. Inoltre pochi possono vantare una fama come la nostra. Per non parlare di tutta l'oggettistica che teniamo, come le famosissime tope bags.
Pensi che il marchio che siete riusciti a creare in questi anni abbia favorito il vostro successo, o credi piuttosto che sia stato merito del servizio che offrite, della vasta scelta di libri presenti e dell'unicità di questa libreria?
Penso sia questo nostro essere unici, ma spero anche il servizio. Penso che chi ama i libri e i negozi di libri graviterà sempre verso questa zona. Siamo fortunati perché ci troviamo a New York, la capitale dell'editoria, e questo ci aiuta a trovare molti dei libri che cerchiamo.
Quale consiglio daresti ad una libreria indipendente che vuole rimanere competitiva, qual è il trucco per avere successo?
Credo che dipenda dagli obiettivi che uno si pone: le persone avranno sempre bisogno di andare in una libreria e sentirsi parte di una comunità, ricevere un consiglio su cosa merita di essere di letto e cosa non. Tantissime librerie si sono specializzate per sopravvivere, ma questo richiede un grosso impegno!
È facile creare un bel sito e mettervi su tutti i tuoi libri, ma c'è così tanta pressione sui prezzi online che è difficilissimo competere con i grandi gruppi editoriali.
Quindi penso che uno debba amare ciò che fa, esserne entusiasta e volerlo davvero. E poi bisogna sapersi differenziare.
Cosa apprezzi degli editori indipendenti e cosa vorresti che facessero meglio?
Ci stiamo rendendo conto che i clienti chiedono sempre più oggetti che siano maneggevoli, chiedono edizioni tascabili dei libri, chiedono edizioni economiche..
L'industria del libro ogni anno viene fuori con un numero incredibile di titoli, qualcosa come 50.000 titoli. E non penso che questo sia necessario.. ci piacerebbe che fossero più selettivi.
Prima mi hai detto che i vostri clienti vengono da tutte le parti del mondo, qual è la nazionalità e la lingua straniera con cui avete più a che fare, o forse è impossibile dirlo?
È impossibile! Prova ad andare nella sezione Arte in un giorno qualsiasi, sentirai tutte le lingue del mondo.. non possiamo avere in libreria soltanto materiale in spagnolo, italiano, inglese.. ci servono tutte le lingue!
Quali sono le tue previsioni per quest'anno?
Come tutte le altre imprese americane stiamo cercando di ridefinire il modo in cui facciamo business : abbiamo sempre cercato di fare meglio, ma adesso stiamo DAVVERO provando a essere i migliori. Vogliamo essere certi che acquistare allo Strand sia un'esperienza piacevole e che tutti i nostri dipendenti siano cordiali e disponibili e sistemino i libri così come piace ai clienti. Stiamo inoltre cercando di aggiornare sempre i computer e se ci accorgiamo che qualcuno dei nostri dipendenti sta facendo un lavoro non proprio indispensabile lo mandiamo subito al reparto vendite ad aiutare i clienti. Christina ha fatto davvero un bel lavoro con gli eventi, e questo settore si è dimostrato molto proficuo: abbiamo avuto ospiti come Jack Koons, Christo, tutti gli autori del momento ed incontri molto interessanti. Stiamo cercando di creare una comunità.. per esempio, da poco c'è stato un concorso di fotografia, e poi stiamo lanciando le nostre tope bags, merchandize vario, oggetti divertenti, per svagarsi. Cerchiamo di cambiare, mettiamo più foto su internet..
Pensi che i festival siano più utili per una libreria o per un editore?
(Christina) Qualche anno fa sono stata al Book Expo DC e da libraria ed events manager è stato incredibile incontrare gli editori di persona, gli autori emergenti e quelli già affermati, scambiarsi idee e opinioni.. Il settore del libro è una comunità, chi vi lavora ama i libri, ed avere l'opportunità di condividere questa passione è meraviglioso. Ricordo di aver incontrato una giornalista di "Publishing weekly" e ed esser stata a discuter con lei sul pavimento. Alla fine abbiamo deciso di organizzare un evento insieme, ed è stato un grande successo . Quindi i festival sono importanti e, specialmente di questi tempi, è importante sentirsi parte di una comunità.
Al Pisa Book Festival vengono anche editori dall'estero?
Si, ogni anno invitiamo un paese ospite, quest'anno è il Belgio..
Oh, fantastico! E poi è meraviglioso il fatto che l'ingresso sia gratuito!
Penso che i festival di libri siano una bellissima cosa, specialmente per gli editori che non hanno molte risorse per essere distribuiti in tutte le librerie. Potrebbero avere bellissimi libri che però vanno persi in mezzo a tutti quei titoli dei grossi gruppi editoriali e non hanno la possibilità di venire pubblicizzati al meglio.
Poi, come ha già detto Cristina, credo che questo senso di comunità sia importante, l'opportunità di scambiarsi idee e parlare..
Un' ultima cosa, cosa pensi di Ebooks?
Penso che sia una bella risorsa, soprattutto per chi viaggia, ma credo che le persone amino ancora andare in una libreria e acquistare un "libro vero". E' un po' come per i film, puoi guardarli ovunque ma la gente ama lo stesso andare al cinema. E poi non si possono digitalizzare i libri rari, sono pezzi unici e tanti preferiscono così.
Ah dimenticavo..BUONA FORTUNA CON IL PISA BOOK FESTIVAL!
Grazie, e grazie mille per l'intervista!
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Autore: Lucia Della Porta
Data: 26/02/2009

Intervista con :duepunti edizioni
Elegante e raffinata, con uno stile grafico impeccabile, la casa editrice palermitana :duepunti edizioni è ormai una realtà consolidata, e non solo nella città d'origine. Passati da mostre, installazioni artistiche e siti internet alla carta stampata i tre artisti-letterati fondatori del marchio, o meglio del laboratoro, hanno prodotto in pochi anni, un catalogo di tutto rispetto, frutto di scelte precise e ben ragionate.
Tra i loro autori il premio Nobel per la letteratura, Le Clézio, di cui hanno pubblicato nel 2005 Il Verbale, e lo scrittore ceco Patrik Ourednik, tradotto in ben 23 lingue. Una linea editoriale sofisticata, dietro la quale si nascondono tre simpaticissimi ragazzi per niente snob, Andrea Carbone, Roberto Speziale e Giuseppe Schifani.Siamo andati a trovarli nel retrobottega dove lavorano per proporre a noi lettori le perle che sfuggono agli ingranaggi delle classifiche e li abbiamo intervistati. Leggete come si raccontano.
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Come mai avete scelto questo nome per la casa editrice? Cosa evocano i due punti?
Due punti segnano un percorso, e noi di certo non preferiamo la linea più corta che li congiunge, ma quella che ci permette di fare più scoperte lungo la strada. E poi due punti non concludono mai una frase, la aprono a nuovi esiti. Sono come un prefisso da mettere davanti ai nomi delle cose per farli nostri e proporli così ai nostri lettori.
Roberto, Andrea e Giuseppe, siete insieme dal 1995, cosa vi ha unito e cosa, magari orgni tanto, vi divide?
Ci unisce l'amicizia e la voglia di trasformare un sogno in un progetto. Ogni tanto ci divide il lavoro. lavorare stanca.
Quali sono i vostri ruoli all'interno della casa editrice?
In un gruppo piccolo come il nostro non ci può essere una divisione del lavoro troppo rigida. grosso modo Giuseppe si occupa dell'ufficio stampa, Roberto del commerciale e Andrea dei diritti.
Di chi è stata la felice idea di pubblicare le Clézio? E cosa ha aggiunto alle vostre vendite e alla vostra immagine avere un premio Nobel in catalogo?
Il Verbale di Le Clézio ce lo aveva consigliato anni fa un amico come libro da leggere. Ci era piaciuto molto e , visto che consideriamo il lavoro editoriale soprattutto come un modo di consigliare buoni libri a una cerchia un po'meno ristretta di amici, quel libro è entrato subito nella lista di titoli da pubblicare. la cosa che ci ha fatto più piacere è che questo premio Nobel sia stato recepito come un riconoscimento alle realtà editorilai piccole e indipendenti che lavorano sulla qualità del catalogo.
Parliamo di catalogo, niente Sicilia tra i vostri libri, o sbaglio? E' una scelta precisa?
A nessuno verrebbe in mente di farci questa domanda se avessimo fondato una casa editrice in tutto e per tutto identica a Roma, Milano o Torino., eppure è una di quelle che ci sentiamo rivolgere più spesso. Forse il senso del nostro lavoro sta nel profendo desiderio che un giorno non sia più sorprendente o insolito che una casa editrie siciliana non pubblichi libri sulla Sicilia.
Ma il vostro rapporto con la città di Palermo com'è?
Ottimo, a parte il traffico, i servizi pubblici inesistenti ecc...
Patrik Ourednik ha avuto uno straordinario successo, avete qualche altro autore su cui puntare?
Eh, autori come Ourednik non si trovano certo dietro l'angolo. Anzi dietro l'angolo ci sono i giganti dell'editoria che cercano in tutti i modi di accaparrarselo. In primavera usciranno due libri che portano la sua impronta e la sua firma, ma questa volta come curatore. Tutta una vita, di Jan Zabrana, uno dei più influenti intellettuali della dissidenza cecoslovacca, che è riuscito a trasformare la sua resistenza quotidiana alla violenza e alla ottusità del regime in una pagina di letteratura straordinaria. E poi un inedito Trattato sul buon uso del vino, attribuito a Rabelais, di cui Ourednik ha curato l'dizione critica, che pubblichiamo in prima assoluta e contemporaneamente all'editore francese Allia.
Quali sono i titoli di prossima pubblicazione?
In libreria a fine febbraio ci sarà La strategia dell'accerchiamento di Michel Foucault, una raccolta di testi inediti in Italia, curata dal filosofo della politica Salvo Vaccaro e arricchita da una postfazione di Michel Senellart, uno dei curatori dell'edizione critica dei corsi tenuti da Foucault al Collège de France. Sono testi in cui Foucault dà testimonianza del suo impegno politico e propone analisi molto attuali di temi molto attuali, come le violazioni dei diritti umani e le limitazioni della libertà in nome della sicurezza, il problema dei migranti e dei rifugiati, il terrorismo, la dipendenza energetica dell'Europa nei confronti della Russia, il ruolo del sindacato, ecc. E poi gli Scritti Patafisici di Alfred Jarry, ispiratore di autori molto amati in Italia, come Raymond Queneau, Daniel Pennac o lo stesso Umberto Eco, noto soprattutto per l'incomparabile personaggio di Ubu. Noi abbiamo esplorato l'altro versante della sua produzione, quello legato all'invenzione della patafisica, cioè la scienza delle soluzioni immaginate.
Alla Fiera di Roma avevate uno stand che ricordava il banco del pesce al mercato. Una semplice trovata di marketing o c'era qualcosa dietro? Il mare della vostra bellissima Palermo, per esempio?
Beh, la fiera è anche un grande mercato, pieno di bancarelle, quindi volevamo giocare un po' con il contesto. Abbiamo scelto il pesce perchè figura nella nostra marca tipografica e perchè come i libri, è cibo per la mente. Una volta si diceva che il fosfora fa bene al cervello...
E certamente fanno bene al cervello i libri di :duepunti edizioni! Roberto, Andrea e Giuseppe grazie di essere stati con noi e buon lavoro.
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