L’infinito tra parentesi

Marco MalvaldiMarco Malvaldi è un chimico pisano e vive a Pisa, dov’è nato nel 1974. Ha esordito col giallo Briscola a cinque (2007) edito da Sellerio. Con la stessa casa editrice ha pubblicato quasi tutti i suoi romanzi, tra i quali: Il gioco delle tre carte, (2008, Sellerio), Il re dei giochi (2010, Sellerio), La carta più alta (2012, Sellerio), Il telefono senza fili (2014, Sellerio). Essi formano la serie ambientata al BarLume, in cui ritornano i personaggi dei nonni Ampelio, Aldo, il Rimediotti e il Del Tacca (che si esprimono in vernacolo pisano) e Massimo, il barista-detective di Pineta. Oltre ai molti racconti inclusi nelle antologie «in giallo» della Sellerio (Un Natale in giallo, Un Capodanno in giallo, Carnevale in giallo, etc., 2011-2015), ha collaborato col professor Roberto Vacca per il saggio La pillola del giorno prima. Vaccini, epidemie, catastrofi, paure e verità (2012, Transeuropa) e con il prof. di Fisica Sperimentale di Pisa Dino Leporini (Capra e calcoli. L’eterna lotta tra gli algoritmi e il caos 2014, Laterza). Dopo il fortunatissimo Argento vivo pubblicato nel 2013 da Sellerio, Malvaldi ha scritto un altro giallo ambientato a Pisa: Buchi nella sabbia, per poi tornare nel 2016 ai vecchietti del Barlume, con La Battaglia Navale e Sei casi al Barlume.

Marco Malvaldi incontrerà il pubblico e le scuole la mattina di sabato 12 novembre, per presentare L’infinito tra parentesi. Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges (Rizzoli, 2016). Il linguaggio degli scienziati è fatto spesso di analogie, esattamente come quello dei poeti. La poesia e la scienza, ci spiega l’autore vagabondando tra un secolo e l’altro, non sono opposte, non lo erano alle origini e non lo sono oggi, che si concepiscono entrambe come tensione alla conoscenza del mistero del reale. “Ahimè, non mai due volte configua il tempo in egual modo i grani!” scrive Montale: non è forse questa l’entropia? E Borges sa – forse meglio dei neuroscienziati – che “aver saputo e aver dimenticato il latino è un possesso, perché l’oblio è una delle forme della memoria.” E ben prima dell’invenzione del microreticolo metallico, Efesto nell'”Odissea” forgiava “catene impossibili da frangere, sottili come fili di ragnatela”, catene che “nessuno avrebbe potuto notare, neppure un dio, tanto erano ingannevoli”. Ben prima degli studi di Maxwell sul tempo di rilassamento dei liquidi, Lucrezio intuì che molecole di lunghezza differente scorrono con tempi differenti. Anche Gozzano, in una delle sue poesie più belle, descrive con precisione l’imprevedibilità di una crepa, oltre che la viltà di un giovane pattinatore di fronte a una donna innamorata. E questo molto prima che i matematici dimostrassero – anche attraverso il Gioco della vita l’impossibilità assoluta di predire l’evoluzione di alcuni sistemi.

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